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giovedì 15 maggio 2014

L’Iran dal mio punto di vista: storia, film, musica



L’Iran per me è sempre stato qualcosa di più che gatti e tappeti. Mi è sempre piaciuta la storia, ho tantissimi libri di storia, e storia dell’Europa orientale è la materia in cui mi sono laureata alla triennale. La storia mi ha sempre affascinato, così come i documentari storici. Non saprei dire quando e quanti documentari ho visto riguardanti l’Iran, ma da quando ho memoria so delle rivoluzione, della guerra tra Iran e Iraq, chi sono e soprattutto dov’è l’Iran sulla carta geografica. Il dove oggi è una nozione da non sottovalutare.

Ho sempre ritenuto l’Iran un paese evoluto e di gente molto migliore di noi, più colti e più educati, però ho sempre avuto un groppo in gola pensando allo scempio che ne è stato fatto con la rivoluzione, con la guerra, l’embargo, Ahmadinejad.

Non voglio entrare in questioni politiche. Una cosa che assolutamente non voglio fare è parlare di politica, almeno in modo diretto. La letteratura è politica. E qui si parla anche di letteratura. Il mio passaporto ha già due timbri che non si vogliono proprio bene e forse un giorno arriverà il terzo timbro della discordia: Usa, Russia, Iran. Facciamoci una risata, meglio.

Un libro che ho amato e che amo, un libro che parla di libri, niente di meglio per me. “Leggere Lolita a Tehran”, di Azar Nafisi, Adelphi editore. Il libro è un turbinio di ricordi, di storie di studentesse e studenti, di vita quotidiana, di politica, ma soprattutto d’amore per la letteratura. Letteratura come esistenza e resistenza.

Un altro libro che ho letto di recente, ma non è particolarmente piaciuto, è “la donna che leggeva troppo”, di Bahiyyih Nakhjavani, Bur. La storia è della poetessa di Qazvin, Tahirih Qurratu’l-Ayn, capo di un movimento religioso Baha’i considerato eretico, (i seguaci si chiamano Babi). Ma questo è solo un dettaglio, il libro parla di tutte le persone che gravitavano introno a questa poetessa. Libro un po’ lento.



Oltre ai documentari di Rai Storia, sono stati trasmessi un docu-film e un cortometraggio. Il docu-film rispettivamente “The Queen and I” di Nahid Persson, su Farah Diba e l’esilio. Due donne diametralmente diverse che sono rappresentando due aspetti dell’Iran pre e post-rivoluzionario: una, la regina ricca e lontana (?) dalla vita quotidiana delle persone, l’altra, un’ex comunista povera e fuggiasca, ma entrambe in esilio e infelici. 



Il cortometraggio è “Offside” di Jafar Panahi, su un gruppo di ragazze che vuole vedere una partita di calcio ma vengono fatte entrare allo stadio proprio perché ragazze. Questo non sono riuscita a finirlo di vedere, se qualcuno sa come va a finire me lo dica.



Devo confessare che sul cinema iraniano non sono ferrata. Invece, sulla musica pop dell’immigrazione (come si direbbe per la letteratura russa sovietica), sono più informata. Il mio azizam mi prende in giro, ma io mi diverto tantissimo.

Per me il sommo poeta nonché fonte di infinite risate è Shahram Shabpareh, che dobbiamo ringraziare tutti i giorni per averci fatto incontrare, hai capito amore mio?

Shahram Shabpareh l’ho scoperto per caso su YouTube mentre cercavo Alla Pugacheva! Non c’entrava niente, ma a me il medi oriente mi ha sempre affascinato. Così ho cliccato e sono entrata nel mondo delle burle su Shahram, conosciuto come Ascanio.

Grazie a lui sto migliorando la mia pronuncia e comprensione del persiano, giuro, funziona. Mica mi può bastare il corso “Farsi Asan”! E come dice joone delam, meglio Shahram che un gruppo metal inferocito che mi insegna tutte parolacce…quello è compito suo!

Tesoro mi ha fatto su misura una maglietta di Shahram in Iran e me l’ha portata come souvenir. Questi si che sono diamanti per me!



Inutile dire che tutti i video parodia che sono stati fatti delle sue canzoni sono diventati per me dei tormentoni, con cui ho contagiato le persone che mi sono accanto. Oramai è un tic verbale oltre che un meme da mandare su Whatsapp per ogni evenienza.

Tu  non mollerai il passeggin è la frase del secolo.

Shahram l’ho anche ringraziato nella mia tesi magistrale. E come non farlo del resto! 


Tornando seri per un momento, mi rendo conto che l’immagine dell’Iran è difficile da inquadrare con le solite etichette. La maggioranza delle persone credo sia estremamente influenzata dalle immagine della rivoluzione. Come se il tempo si fosse fermato a quello. Invece il tempo è andato avanti. Se da una parte i media ci mostrano esecuzioni in pubblica piazza, c’è anche un altro Iran, forse più moderno di noi. Se da una parte la prima faccia che ti viene in mente è Khomeini, o Ahmadinejad, dall’altro c’è tanta gente come Shahram che ha sempre il sorriso e che non fa la guerra e neanche il terrorista.

Bisogna staccare una volta per tutte le persone dalla politica e questo gli italiani dovrebbero saperlo bene.


Un documentario che  mi è stato consigliato e che consiglio anche a voi è questo:
Behind the Rhetoric: The Real Iran

https://www.youtube.com/watch?v=B2Cbh0imjJo

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