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martedì 31 maggio 2016

Estero vicino, estero lontano


Mi infilo un mantau, le scarpe da ginnastica, il cellulare e le chiavi in tasca, esco.

Passeggio e rifletto.

Sono giorni di approfondita riflessione sugli aspetti interculturali di una coppia mista. Quanto si debba imparare a descrivere prima di giudicare. Difficile davvero. Al workshop “sviluppare competenze interculturali”, Mounira ha portato un oggetto, facilmente riconoscibile, un porta incenso di legno e ci ha detto di descriverlo. Istintivamente abbiamo detto, tutti: è un porta incenso funziona così e cosà. Era proprio quello che cercava di farci capire attraverso il nostro palese errore, non stavamo descrivendo, stavamo giudicando. 

Regola d’oro: descrivi e poi giudica


panchina interculturale in tedesco e turco


Mentre passeggio a Istanbefeld, il quartiere a maggioranza turca in cui vivo, riflettevo su come la percezione degli altri, intesi come non connazionali, sia molto relativo. Quanta differenza c’è tra italiani e tedeschi e quanta differenza invece c’è tra italiani e iraniani? Ma poi, di chi stiamo veramente parlando?

Casa interculturale per turchi indigenti


In russo, l’Ucraina e la Bielorussia sono definiti come “estero vicino”, blizhneye zarubezhe - ближнее зарубежье. In chiave politica certo, ma questa idea di continuità non c’è rispetto a paesi altrettanto ex sovietici come la Polonia ad esempio (senza dimenticare che per l’utopia panrussista un polacco e un ucraino sono entrambi considerati subumani allo stesso livello), considerata estero lontano, dal’neye zarubezhe - дальнее зарубежье. E non è una questione linguistica. Anche l’Iran e l’Afghanistan hanno quasi la stessa lingua, anzi, molto più vicina rispetto al russo e l’ucraino, eppure, gli iraniani ci tengono a sottolineare la loro totale peculiarità. Vezzo isolazionista - nazionalista?

Se non è né la lingua, né la religione, né il passato storico a rendere un estero vicino davvero vicino, che cos’è? 

Gli atteggiamenti delicatamente respingenti che hanno gli iraniani assomigliano a quelli russi, entrambi paesi isolazionisti. L’Iran è internazionalmente bandito dal 1979, la Russia ha sempre oscillato tra  piccole aperture e grandi chiusure. Sarà per questo che ti verrà sempre velatamente suggerito che non puoi capirli. Neanche tra milioni di anni, neanche se studi, vivi, ti impegni più che puoi. Sarai sempre quell’italiana che ha studiato e ce l’ha messa tutta, ma sempre italiana sarai. Non è neanche cattiveria. Forse hanno addirittura ragione. Eppure certe cose le vediamo allo stesso modo. 

Mentre passeggio, osservo i balconi di questi palazzoni con l’intonaco scrostato. Foto della Hagia Sophia, l’immancabile barbecue, bandiere kurde, donne velate a fare la vedetta. Tutto nella norma. I discorsi fascioleghisti, Fallaci ispirati, allarmistici su barbariche invasioni, sbarchi e islamizzazione, visti da qui, appaiono ancora più grotteschi e fanno tanto poraccesco. Io che sono l’unica italiana, tra una manciata di tedeschi e una maggioranza di turchi, tra una chiesa che la domenica mi stordisce con le campane e una moschea estremamente silenziosa. 

Che poi quelli che fanno tanto i difensori della patria dell’uomo bianco che va a messa solo per matrimoni e funerali, sogna di vivere all’estero dove sarà apprezzato (non si sa per quali meriti) e fa le vacanze in giro su aerei Ryanair. E non saresti straniero pure tu, schiocchino? No, loro non sono stranieri. Loro hanno la pelle bianca e la sicumera dell’ignorante provinciale. 

Qui vedo tantissimi hijab. Tantissime donne, di tutte le età, velate e con abiti che copro tutto il corpo, dall’università al mercato. Ovunque. Non mi stupisce più, e non si stupisce nessuno. Seconde, terze generazioni, tutte sicuramente più tedesche di me. Ma il discorso sulle donne si ferma, si incaglia, si focalizza solo su quanti capelli si mostrano, quando invece il discorso è di una complessità enorme, e va ben oltre la religione. 

Quanta tradizione patriarcale c’è in ogni società? Sarebbe però falso non sapere che in Germania ho una qualità di vita e un accesso alla libertà che in Iran non mi sarebbe possibile. Tutti tacciono i paesi del cosiddetto mondo arabo come medievali, quando medievali non sono, si chiama dittatura e lo dovremmo sapere anche noi. Una ragazza di 22 anni viene strangolata e bruciata ancora viva in macchina perché ha lasciato il fidanzato. Non è successo a Kabul, è successo a Roma nel 2016. Le donne tutte sono unite dalla disuguaglianza che ci portiamo dietro nei secoli. Con la differenza che in Italia si titola: Roma sommersa dai rifiuti, e per gradire nella capitale arrostiscono una ragazza di 22 anni. In Iran nessuno avrebbe neanche pensato una bestialità del genere. In Italia va addirittura in stampa. 

Libero - un giornale da chiude


Cosa significa essere una ragazza in Iran? Per certi versi non è troppo diverso da come sono cresciuta io in Italia. E’ nelle prospettive per il futuro che c’è la differenza, ma forse bisognerebbe approfondire un’altra volta.

Leggete anche: http://tutfaranghi.blogspot.de/2016/05/la-rivoluzione-femminile-dallo-schermo.html

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