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lunedì 9 novembre 2015

Dov'è la casa del mio amico? - Abbas Kiarostami

Dov'è la casa del mio amico? film del 1987 di Abbas Kiarostami. 


Una scena del film



(خانه دوست کجاست, Khane-ye doust kodjast)


Il bambino Ahmad, tornato a casa, trova nella sua cartella il quaderno del suo compagno di scuola Mohamed. Per evitargli una punizione deve riportargli il quaderno entro l'indomani, ma non sa dove l'amichetto abiti. Parte alla sua ricerca, e dopo tante difficoltà e il disinteresse degli adulti, riesce nella sua impresa.

In una scuola del villaggio di Koker (sul Mar Caspio), Mohamed Reza, un bambino di circa 8 ani, è colto impreparato dall’insegnante per la seconda volta. Questa volta però il maestro gli dice che la prossima volta che non farà i compiti verrà espulso da scuola.

Un giorno, il suo compagno di banco Ahmad, si accorge di aver portato a casa il quaderno di Mohamed. Vuole riportare il quaderno all’amichetto e impedire l’espulsione se il giorno seguente i compiti non saranno consegnati, ma non sa dove Mohamed viva.

Tutto il film è principalmente questa odissea a piedi alla ricerca del compagno di scuola. 

Ahmad sa di aver commesso un errore e non vuole che a pagare sia il suo compagno che ha già molti problemi. La motivazione per la quale Mohamed non fa i compiti non è mai menzionata, ma presumibilmente è perché lavora. 

Si vede infatti nel peregrinaggio di Ahmad un bambino che aiutava il padre a trasportare delle cose.

Il senso di giustizia e di altruismo in Ahmad è più forte delle persone che vorrebbero fermarlo.

Le 3 grandi interazioni di Ahmad sono con la madre, con il nonno e con un anziano vicino di casa di Mohamed.

La madre non lo ascolta neanche. Mentre oberata di lavori domestici è completamente presa dal bucato e dal figlio neonato, dice costantemente ad Ahmad di fare i compiti. Ahmad le spiega per almeno 10 minuti di pellicola cosa è successo, la riposta è sempre: “fai i compiti, se il tuo amico verrà espulso è perché se lo merita”.

La seconda interazione è forse la più “culturale”. Il nonno dice di andare a compare le sigarette. Ma Ahmad rifiuta perché deve andare da Mohamed e poi deve comprare il pane per la mamma.

Il punto per il nonno ammette all’ amico con cui conversava di avere le sigarette, ma di voler insegnare ad Ahmad l’obbedienza. Racconta come il padre ogni 40 giorni trovava una scusa per picchiarlo, perché è così che si educa all’obbedienza e al rispetto dell’autorità.


Una scena del film


Con gli occhi di un’altra generazione e di un altro contesto culturale, questo discorso è stato un pugno nello stomaco.

L’ultima interazione è con l’anziano vicino di casa di Mohamed. L’anziano racconta tante cose, della sua vita, del lavoro…Ahmad ha fretta, asseconda e cammina.

Ahmad non trova l’amico. Il punto non era trovarlo o meno, era il viaggio per trovarlo. La voglia di fare la cosa giusta nonostante gli ostacoli.

Nel film possiamo osservare la grande povertà, la vita umile e tradizionale. Oggi sembra un mondo lontanissimo, eppure erano gli anni 80.  

Il film è molto delicato. Su internet molti lo raccomandano come un film da vedere quando si è piccoli. Consiglio che condivido.



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